Mosaici della Villa Romana del Casale
A sud di questo complesso di ambienti si trova un altro nucleo della villa: il peristilio ellittico (xystus) contornato su tre lati da un portico già a pilastri con una esedra incavata da tre nicchioni nel fondo e una fontanina al centro; dal cortile ellittico si entra mediante una breve scalinata nel Triclinio che è una grande sala quadrangolare che presenta su tre lati profonde absidi che certamente dovevano contenere una statua in ciascuna di esse. La decorazione dei pavimenti palesa una grandiosità stilistica senza pari. Nell'aula centrale sono raffigurati, piuttosto mutili, episodi delle fatiche di Ercole e sono visibili le cavalle di Diomede, il morente leone Nemeo, il tricefalo Cerbero, l'idra di Lerna, il serpente del giardino delle Esperidi, il tricorpore Gerione, Diomede che precipita da cavallo, il toro di Maratona e, ancora in una scena molto lacunosa, un'episodio della spedizione degli Argonauti. Nelle absidi sono tre scene di strage delimitate da fasce anch'esse istoriate di miti. L'esedra settentrionale presenta l'apoteosi di Ercole in cui l'eroe, nudo, barbato, avvolto in una pelle di leopardo è attorniato di episodi epici; il ritratto di Ercole manifesta un grande vigore plastico nella modellazione del corpo e nei suoi tratti chiaroscurali. Nell'abside orientale è descritta la punizione dei Giganti ad opera di Ercole che li colpisce con le frecce avvelenate. Anche qui va constatata, nella convulsità della scena, la potenza plastica e l'espressività del movimento. Nell'esedra meridionale è descritto il mito dionisiaco di Ambrosia e del suo persecutore Licurgo. L'eroe è raffigurato nudo e possente mentre solleva l'ascia bipenne contro la menade invano minacciato col tirso da un'altra terrorizzata menade alle sue spalle. Neppure il sacro leopardo e né l'avvento di Pan, di Sileno e di Dioniso stesso riescono a salvare Ambrosia che muta in provvidenziale metamorfosi: le sue gambe cominciano a trasformarsi in pianta di vite che avviluppa coi tralci Licurgo stesso e gli eroti cominciano a vendemmiare. Tutta la scena evidenzia compiutezza compositiva e notevole senso narrativo. Da aggiungere, infine, l'altra non meno importante decorazione ad affresco che si estendeva sulle pareti della villa. Rimangono alcune tracce in varie stanze del complesso e pure in alcuni tratti delle mura perimetrali esterne. Un qualche timido lavoro di recupero è stato tentato, ma probabilmente, accanto alla mutila visione di delicate scene di fanciulle danzanti e di amorini, bisogna cedere alla rassegnazione di una irreparabile perdita.
Come riferito sopra, nel 2004 sono stati effettuati scavi e saggi in quella che si pensava fosse solo la pars fructuaria della villa, ma si è costatato che gli strati superiori di quella pars evidenziano un insediamento medievale riconducibile quasi certamente all'antica Piazza distrutta da Guglielmo I il Malo e ricostruita successivamente a spese del Regno nell'attuale sito.